Declino Cognitivo Lieve: ne hai mai sentito parlare? – NeuroPsi
declino cognitivo lieve

Declino Cognitivo Lieve: ne hai mai sentito parlare?

Sempre più spesso, nel mondo, si sente parlare di Demenza, cioè di un declino delle funzioni cognitive dell’individuo che in maniera drammaticamente devastante provoca un importante impatto sulla sua vita.

Meno spesso, si parla di Declino Cognitivo Lieve, anche detto Disturbo neurocognitivo lieve o Mild Cognitive Impairment.

 

Che cos’è il Disturbo Cognitivo Lieve?

Il declino cognitivo lieve descrive una fase intermedia tra il funzionamento cognitivo normale e la demenza, nella quale si riscontra la compromissione di almeno un dominio cognitivo che, tuttavia, a differenza della demenza, non interferisce con lo svolgimento delle attività quotidiane.

Esso è stato anche definito una condizione al limite tra l’invecchiamento e la demenza patologica, proprio perché la persona colpita ha delle difficoltà cognitive nelle sfere della memoria, linguaggio, attenzione, ragionamento, pianificazione ecc.. ma non tanto gravi da compromettere il suo funzionamento e le sue normali attività.

declino cognitivo lieve

 

Nonostante le differenti definizioni, il termine si riferisce ad individui che presentano disturbi cognitivi, che non soddisfano i criteri convenzionalmente riconosciuti per la demenza.

Esso è, quindi, uno stato di moderata compromissione cognitiva in assenza di un chiaro ed evidente impatto sulla vita quotidiana.

 

Quali sono gli elementi che portano a una diagnosi?

Il Declino Cognitivo Lieve è caratterizzato dalla presenza di:

1. Disturbo cognitivo soggettivamente avvertito in uno o più domini cognitivi (attenzione, funzioni esecutive, memoria, linguaggio, funzioni percettivo-motorie, cognizione sociale ecc..), basato su preoccupazioni riferite dall’individuo stesso e possibilmente confermate da un familiare, relativamente ad un cambiamento rispetto al passato;

2. Deficit cognitivi non giustificabili dall’età e dalla scolarità, rilevati da prove neuropsicologiche; 

3. Mantenimento di una normale attività nella vita quotidiana, lavorativa e sociale;

4. Assenza di demenza;

5. Assenza di altre condizioni patologiche che possano spiegare i disturbi, come ad esempio la depressione.

A questo quadro, spesso si associano alterazioni dell’umore, apatia, agitazione, alterazioni del sonno, dell’appetito o altri disturbi comportamentali.

 

Qual è l’evoluzione del Declino Cognitivo Lieve?

Il decorso del Declino Cognitivo Lieve è variabile: se dovuto a fenomeni non degenerativi come un ictus cerebrale o un trauma cranico, non vi è un aggravarsi dei disturbi.

Se invece è un declino legato a malattie neurodegenerative è probabile che nel tempo si andrà incontro ad un quadro di demenza: è, infatti, spesso indicato come un quadro “preclinico” di demenza poiché il 15-20% delle persone con diagnosi di Declino Cognitivo Lieve, rispetto alla popolazione anziana normale, sviluppa ogni anno una demenza di Alzheimer o di altro tipo come la demenza frontotemporale, demenza vascolare o demenza con corpi di Lewy.

Tuttavia, il Declino Cognitivo Lieve costituisce un’entità con caratteristiche cognitive eterogenee, in cui il destino evolutivo dei pazienti non è univoco. La conversione in demenza dipende dall’interazione di una molteplicità di fattori, quali predisposizione genetica, comorbilità, fattori ambientali, come anche dalla riserva cognitiva che ciascun individuo ha accumulato nel corso della vita.

 

Esiste quindi la possibilità di non andare incontro alla Demenza?

Diversi studi, hanno segnalato negli anni casi di Declino Cognitivo Lieve “reversed”: pazienti con diagnosi di Declino Cognitivo Lieve, rivalutati a distanza di tempo, non presentavano più deficit cognitivi.

Spiegazioni alla base di tale fenomeno non sono ancora state definite, ma i fattori che sono stati associati alla remissione del declino sono l’alto livello di scolarità, l’intensa attività mentale, una personalità aperta a nuove esperienze, alla ricerca di novità, all’esplorazione.

Le ipotesi che secondo alcuni autori potrebbero spiegare un tale fenomeno sono relative alla presenza di maggiore scolarità, attività mentale e apertura mentale a svolgere nuove e stimolanti attività, fattori che aumenterebbero la riserva cognitiva dell’individuo e la sua capacità di usare strategie cognitive di “compensazione” volte a superare le difficoltà cognitive, oppure relative all’incidenza dell’esposizione ad un ambiente ricco di stimoli che favorirebbe un reale recupero funzionale cognitivo e quindi una reale remissione. L’esposizione ad un ambiente ricco di stimoli, infatti, favorisce la plasticità cerebrale e incrementa la neurogenesi ippocampale.

Da ciò deriva l’importanza degli interventi di riabilitazione neuropsicologica e di stimolazione cognitiva.

 

Dott.ssa Adriana Esposito